sabato 2 marzo 2013

una pagina del mio diario "collegio"

Ho incominciato presto a negare i miei bisogni,verso i 5 anni e non è stato piacevole. A quell'età di solito si gioca con le bambole, si è coccolati dai genitori,dai nonni e invece no.Io ero precipitata in un buco nero,.di colpo perdevo tutto quello che era importante, il mio mondo,i miei punti di riferimento,la mia allegria di bambina,la mia casa,il mio giardino dove giocavo con mia sorella Anna e Pietro il mio fratellino. Ma più di tutto lasciavo lei, la mia mamma...Il distacco da mia madre non fù il solo dolore,anche se è stato il più difficile da superare,ce ne furono altri,meno dolorosi ma ugualmente difficili.In collegio c'erno regole rigide da rispettare. Messe e preghiere quotidiani,una divisa blù uguale per tutte e tanta  troppo severità.Solo un'ora al giorno per giocare in un piazzale circondato da tanti alberi, il resto del giorno asilo,compiti,bibbia,lezioni, messe,preghiere.I primi tempi furono durissimi,volevo tornare a casa da mia madre, di notte non riuscivo a dormire senza il calore del suo corpo,sotto le coperte piangevo mettendomi una mano sulla bocca per non farmi sentire.. volevo lei con tutta me stessa ,disperatamente ,e pensavo che dovevo essere stata tanto cattiva e quella era la punizione. Poi piano piano scivolai in una tristezza infinita, mangiavo pochissimo.persi tutta la mia vitalità .me ne stavo in disparte, appena potevo correvo nel bosco vicino e la bellezza dei fiori la cupola degli alberi mi proteggevano dandomi un senso di pace momentaneo,l'odore del muschio e del sottobosco mi facevano sentire bene.Decisi che quello sarebbe stato il mio rifugio segreto. Quando le altre bambine giocavano in quei giochi di squadra, sfogando l'energia repressa, per tutte quelle ore costrette a stare sedute e in silenzio,io non riuscivo ad unirmi a loro,stavo seduta in disparte su in muretto.sotto una grande mimosa e ..da lontano le guardavo ,confusa per tutti i sentimenti contrastanti che si mescolavano dentro di me. Avrei tanto voluto raggiungerle ma,non potevo. Mi sentivo diversa,non so neanch'io in cosa ma,era una sensazione dolorosa in cui avvertivo tutto il peso della  mia solitudine. Il pensiero di mia madre così lontana mi ossessionava continuamente,pensavo a lei, ogni ora,intensamente. Mi mancava il suo contatto, il suo odore,il suo viso e quando cercavo di addormentarmi la sera,le rivolgevo lo stesso pensiero,quasi una preghiera :" vieni a prendermi, vieni presto,mi manchi troppo ,scusami se sono stata cattiva, sarò più buona te lo prometto, non farò più capricci quando mi metterai le scarpe,non camminerò più a piedi nudi,sarò ubbidiente..ma vieni" Poi incominciai a pregare. Pregai,pregai così tanto che ne ero quasi certa..Gesù mi avrebbe accontentata..ma i mesi passarono ed io, mio malgrado, mi piegai all'evidenza. Mia madre non sarebbe venuta e io sarei morta di dolore.........






5 commenti:

  1. coraggioso, molto bello il tuo diario, caro amico

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  2. Amica cara,una pagjna di sottile carta del tuo diario,ma una pagina che pesa come una montagna. Una montagna che,sono sicurissimo,tu stai scalando per arrivare in cima...l'aria buona e fresca accarezzerà il tuo volto e riempirà il tuo respiro,ed i raggi del sole,caldi e confortanti,ti daranno quella pace e serenità che meriti.
    Marco Malaguti.

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  3. Cara Michela ti capisco! da bambina ero emarginata dai giochi degli altri bimbi per la mia disabilità, allora tanto meno pressante di oggi. prima mi sono isolata, poi ho lottato per avere il mio spazio vitale, ho lavorato, mi sono sposata e adesso, pensionata scrivo. La Fede ti aiuti a lottare per il tuo futuro. Ti auguro gioia e serenità. Maria Grazia Miccheli

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  4. Ogni parola è superflua tranne la poesia

    Ti cerco

    Dedicata a mia madre scomparsa tre anni fa.

    Succede che a volte provo a chiamarti
    per dare un senso al peso delle assenze
    che mi trascino dietro.

    Perché il libro che ora sfoglio non ha titolo
    una non storia che vive di Nemesi e cordogli.

    -Lo sai che non riesco più a trovarti-

    Ti cerco tra i rivoli di una lapide bagnata
    dimora per germogli di mancanze
    affogate dentro lacrime cadenti
    come cascate umiliate dalle piogge.

    Ti cerco tra le tinte sbiadite di una vecchia foto
    assaporando quel che rimane della vita
    una maleducata lama
    che recide senza chiedere il permesso.

    Ti cerco tra le incertezze di questi versi
    come le fronde dei Salici piangenti
    offrono riparo da una luce armata
    che fende quel poco d’anima che resta.

    Perché vedi non è il buio che spaventa
    ma è la mancanza di calore
    è quel rimanere sospesi tra le linee
    mascherati da fantasmi erranti
    entità che si rincorrono fra le pieghe dei ricordi.

    Gianluca Corbellini

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