venerdì 24 ottobre 2014

Lo spazio della solitudine

Che silenzio
Dio, che silenzio
rotto solo dai miei passi,
dal verso delle rondini.
La luce è una ferita nuova
che si apre lontano...
sono andata via
vestita solo di uno sguardo.
Respiro forte,
trattengo qualcosa in me.
Ma è mio...
tutto,
l'odore dell'alba,
le case addormentate,
la torre mediovale
le tortore innamorate
un petalo di rosa su un precipizio
e tutto....
tutto lo spazio che occupo.

3 commenti:


  1. Qui c'è tutta la tensione interiore di cui la carissima Michela De Liquori consta e dispone. Una immane tensione, solita in verità e saputa, che impasta il "sé" e l'intorno. E il bello è proprio che non si dilegua; è tenuta forte da un'altra tensione, quella lirica.
    In questo riversarla nella pagina poetica si compie l'atto supremo di donna, di persona e di strumento emozionale.
    Infatti può sentire tutto il dramma del conoscere (vv. 5 e 6),; può sapere le potenzialità dei propri mezzi (lo "sguardo" come una veste) e rivendicarne il possesso come pura libertà. Fosse solamente "tutto lo spazio che occupo".
    Ciao Michela!

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